Colloquio coi personaggi

Colloquio coi personaggi

 

Il catalogo della mostra spettacolo Quella magica galleria che ha avuto luogo ai Bottini dell’olio a cura del Comune di Livorno nel 1992. Il libro raccoglie una serie di ritratti letterari (di Rossano Vittori) e figurativi (di Antonio Vinciguerra) di grandi personaggi dell’arte e dello spettacolo.

 

 

Un libro che squarcia tempi e spazi, capace di far rivivere stagioni e vicende di cui siamo tutti spiritualmente parte.

(dalla prefazione al volume di Dino Carlesi)

 

Vladimir Majakovskij

“In questa vita  non è difficile morire/
vivere è di gran lunga più difficile…”
Così anche tu sei fermo, senza divertimento,
come un pupazzo di pietra nella blusa gialla.
Un lampo roco e via, dinamico come la tua poesia un proiettile
t’ha trapassato il capo, e “una tempia non te la rifai”.
Troppo goffa sarebbe parsa una giraffa penzoloni a una trave
e nel XX secolo le astronavi non portano alla forca della via Lattea; perciò, da attore, hai scelto l’uscita migliore.
I tuoi versi corrono ancora nel futuro,  ma tu, sgomento,
ti turbi di quel vortice sonoro che annega nel silenzio,
dove nessun neologismo rimuove la parola morte.

Ritratto figurativo e letterario di Vladimir Majakovskij
 (da Colloquio coi personaggi, pag. 74)

 

ritratto figurativo e letterario di Federico Fellini (da "Colloquio coi personaggi")

Al cinefonico di Cinecittà, in uno dei soliti faticosi viaggi,
aspetto Scola. Ad un tratto arriva Fellini. L’avevo visto più volte,
un paio di mesi prima, lungo i viali dello stabilimento.
Mai solo, ora con un codazzo di “aiuti”, ora sbarcare
dal Mercedes con una donna bellissima
( A’ Federi’ – gli strizzò l’occhio furbescamente il macchinista, e dopo
a me: – A’ Rossa’, che ce voi fa’, è Fellini!)
L’ultima volta l’avevo visto nella veste di cicerone
con un collega americano sul set di “La famiglia”.  Allegro,
pimpante, proprio come gli si addice.
Stasera no, il gruppetto dei collaboratori lo ha abbandonato
per un attimo e lui, quasi smarrito, vaga un poco nel corridoio.
Poi, senza vedermi, mi siede vicino, in un angolo semibuio davanti
a un piccolo tavolo. La penombra, dispettosa, affonda gli artigli
sul suo volto, disegnandovi profondi solchi e rendendolo come
il suo Casanova a lume di candela allo scrittoio: la sciarpa e il cappello al posto della berretta e lo scialle.
Ho provato simpatia, quasi affetto, per il Maestro: mi ha consolato vederlo di nuovo eretto, forte, entrare in sala gridando, con la possente voce flebile, ai propri collaboratori di sbrigarsi.

Ritratto figurativo e letterario di Federico Fellini
(da Colloquio coi personaggi, pagg. 62-63)

 

Anna Magnani

La folle corsa non s’arresta ancora: tieni sospeso il braccio nell’aria per ricordarci di te. E anche il bell’indifferente ti pensa e si turba,
se nella smagliatura della calza nera scopre la fragorosa risata
e il pianto muto.
Anna donna, mamma e puttana, Anna sovrana, che ogni uomo hai accolto bambino nella piega pensosa del viso: recitava la vita
il corpo bruno trasudando passione e raccoglieva il dolore del mondo nelle orbite colme degli occhi.

Ritratto figurativo e letterario di Anna Magnani (da Colloquio coi personaggi, pagg. 40-41)

 

Fanny Ardant

Bonjour – mi dici accarezzando il minuscolo e inseparabile Gogò,
ma subito ti riprendi con un “Come stai?” nel tuo dolce italiano.
– Sto bene – e ti guardo Fanny, come nel film dove ti ho conosciuta, alta e con gli occhi fondi. Ti guardo mentre aspetti un segnale che ti farà Adriana, la donna inquieta e detestata, la donna amata.
Ma già lo sei, con lo sguardo rapito da un pensiero e le labbra sospese, mentre il truccatore appena ti accarezza: perché sei la donna intera e mutevole, che sa sempre concedere un arcano sorriso; come farai domani, quando un aratro di cipria ti solcherà il viso e la chioma bruna si coprirà di neve.

Ritratto figurativo e letterario di Fanny Ardant ispirato a La famiglia di Ettore Scola (da Colloquio coi personaggi, pag. 60)

 

Il mondo nuovo

Discinta sul sofà come l’antenata Olimpia, stai immersa negli aulenti aromi d’una fanciulla d’ebano. Ma sei soltanto l’effetto di un giuoco, della lanterna magica d’un prodigioso bambino che legge la storia: le vicende dei “grandi” le vive con te, che spasimi per un dongiovanni avvilito e insegui ancora il tepore d’una cuccia calda.
Al confine ti aspetta un’illusione, l’apparenza d’un re a cui t’inchini come un cigno, ascoltando il preludio della Rivoluzione.

Ritratto figurativo e letterario di Hanna Schygulla ispirato a Il mondo nuovo di Ettore Scola (da Colloquio coi personaggi, pagg. 52-53)

 

Fattori2
Tu non eri un eroe, e la battaglia da spettatore hai visto al cannocchiale nella tua soffitta: leggevi Omero per calmarti il cuore e disegnavi un accanito combattimento fra Greci e non sai più chi.
Ma la paura non vince lo sdegno per chi calpesta gli ideali e la patria, così, nel tempo, hai compiuto la tua Rivoluzione: fiero ripeti che sei di quelli del ’49 e rifiutando l’Accademia e il potere, nella macchia cementi l’arte e la vita.

Ritratto figurativo e letterario di Giovanni Fattori
(da Colloquio coi personaggi, pag. 30)

 

Modigliani 1

 

Insolente, proprio come un artista,
t’aggiri per le strade della tua città
in cerca d’un antico, sopito sapore,
scandalo fra la gente
che ti ricorda appena,
come gli amici
troppo attardati nella macchia
per accorgersi di te.
Per dispetto,
la tua anima se ne torna là,
all’angolo affollato d’un boulevard,
dove da donna a donna,
in mille cigni, insegue il tuo mistero,
mentre il candido Utrillo, desolato,
ti chiama dalla soglia del bistrot.

Ritratto figurativo e letterario di Amedeo Modigliani
(da Colloquio coi personaggi, pag. 31)

 

ERIC VON STROHEIM

Eric von Stroheim 2

 

 

 

 

Rapace ronzava la macchina da presa senza volare via, e con la forza ostinata di un occhio insonne divorava e spiegava la vita. Ma era costoso il gioco e il “gigante ribelle” che l’assecondava fu esiliato, come l’orco nelle fiabe. Giunto all’ultimo confine, al varco delle scale, in preda alla coerente follia, volle, però, ripetere il suo credo: “Silenzio, si gira!”

Ritratto figurativo e letterario di Erich Von Stroheim ispirato al film Viale del tramonto (da Colloquio coi personaggi, pagg. 44-45)

 

Marlene Dietrich

“Dalla testa ai piedi son fatta d’amore…” sussurri rauca alla platea corriva. E anche un eroe di pensiero s’è impigliato nella rete dei tuoi sguardi: nella tana di fumo hai sedotto anche la sua dignità.
Frau Marlene, nel tempo non ti sei perduta, neppure ora che canti in un’aurea lunare mostrando la pelle levigata, mentre un’ombra in fondo al teatro intona un tardivo “chicchirichì”.

Ritratto figurativo e letterario di Marlene Dietrich ispirato al film L’angelo azzurro (da Colloquio coi personaggi, pag. 42)

 

Boris Pasternak

“Tu dormivi, spianato il letto della maldicenza,/dormivi e, cessato ogni palpito, eri placido…” come non eri stato mai. Chiuso nella tua cameretta, fuggivi il rumore del mondo interrogando la rossa melarancia: nell’achimia gentile ancora ti stupisci d’un alito di vento che stormisce i tuoi ricordi.
Schivo, solo, nell’apparente disordine t’immergi e non senti chi ti sparla. Non ricordi neppure d’esser morto se trasali, sorpreso che qualcuno reciti i tuoi versi; e appena ti sporgi dal solaio per chiedere ai bambini: “Miei cari, qual millennio/è adesso nel nostro cortile?”

Ritratto figurativo e letterario di Boris Pasternak
(da Colloquio coi personaggi, pag. 75)

 

Marilyn Monroe

Una vita non basta a scordare il tuo gioco di bimba sulla volta del metrò: il vento generoso ti solleva la veste e fa entrare ancora i nostri sogni. Ma non passa una carezza per te che invece sei passata, come acqua, fra le dita di mille distratti giganti, inseguendo un incantatore di ciglia che avesse in odio la solitudine.

Ritratto figurativo e letterario di Marilyn Monroe
(da Colloquio coi personaggi, pag. 46)

 

Vincent Van Gogh

“Se oggi non valgo nulla, non varrò nulla nemmeno domani; ma se domani scoprono in me dei valori, vuol dire che li posseggo anche oggi. Poiché il grano è grano, anche se la gente dapprima lo prende per erba”.
E hai arato il campo della vita seminando l’amore e la sinfonia dei tuoi colori. Ma l’estate ha tardato ed il frutto dorato è sbocciato solo nel deserto atelier del Mezzogiorno, dove una folla di corvi ha ingoiato il sole. Là hai perduto l’ostinato candore, con la sacra amicizia e l’utopia, e uno scettico ghigno t’ha visitato il viso: anche ora, che un pasciuto mercante crede di scaldarsi il cuore coi tuoi girasoli.

Ritratto figurativo e letterario di Vincent Van Gogh
(da Colloquio coi personaggi, pag. 21)

 

Totò
La normalità ti offende col suo codice regale
e ne sconvolgi il linguaggio con l’ironica
faccia di mezzaluna.
Sulla giostra crudele, ai potenti ribatti
a colpi di sberleffo
e disarticoli il corpo di pupo per sfuggire
l’insidia d’un nuovo saraceno.
Ogni tic è un sussulto dell’anima
che suggerisce una divertita malinconia:
dal pozzo sconfinato della follia
emergi con la consueta bombetta
e con l’ultimo lazzo ci rassicuri.

Ritratto figurativo e letterario di Antonio de Curtis, Totò
(da Colloquio coi personaggi, pag. 50)

 

 

.. E’ la Realtà che Vittori e Vinciguerra tentano di decifrare in questo libro originale giocando sulla combinazione della scrittura e della pittura, due linguaggi che muovono da una stessa emozione e si concludono – per vie diverse – in una medesima comunicazione. Scrittura e segno si integrano, le parole formano disegni verbali e la pittura ci raggiunge per suoni colorati: entrambi sono trasfigurazioni  del reale in quanto le immagini suggeriscono – con tutta l’ambiguità possibile – una nuova e inedita lettura della realtà, la quale è solo un pretesto per sollecitare l’impiego di metafore che suggeriscono misteriose assonanze, affinità segrete, coincidenze ineludibili…

 

Vittori e Vinciguerra aprono sul mondo il medesimo sguardo di luce, la curiosità intellettuale incrina il ventaglio eterogeneo dei personaggi: la parola di Vittori si accorda al “profondo” scavato nelle figure di Vinciguerra e Giacometti può rivivere nelle immagini di entrambi quando egli “lacera con l’unghia la scultura” e con l’occhio destro segnato dalla matita penetra nelle fibre segrete delle cose per coglierne l’anima.

E la serie dei pittori (Van Gogh, De Chirico, Gauguin, Picasso, Modigliani, Fattori etc) si affianca ai personaggi del cinema (Zavattini, Eisenstein, Magnani, Dietrich, Von Stroheim, Fellini, Scola, Gassman, Rota etc), ai letterati e ai poeti (Cardarelli, Esenin, Majakovskij, Pasternak, Pound, Eluard, Kafka, Penna, Saba, Quasimodo, Pavese, Vittorini e altri); di ciascuno si avverte il respiro di vita in questa lucida galleria in cui si intrecciano pensieri e sguardi, fisionomie e memorie visive: l’estate breve di Van Gogh mentre dipinge le piante in fiore ha strani legami coi dechirichiani “bagni misteriosi”, coi tempietti sommersi dal mare e dalla storia, così come le donne o i Cristi di Gauguin potrebbero collocarsi in un angolo della “Guernica” attraverso l’occhio acceso di Pablo.

Fattori e Modigllani annunziano fieramente che stanno mutando cieli e lune nel cielo di un secolo duro a morire. L’utopia della Potienkim risorge disincantata nella favola ironica di Zavattini (la cui sorridente malizia sta salendo in cielo nel “miracolo a Milano”), mentre il viso spigoloso della Dietrich fa da controcanto alla spietata durezza di Von Stroheim e alla disperata angoscia di Nannarella. Gelsomina è ancora là sulla “strada”, ad attendere le note della sua tromba mentre Marylin è ormai un mito, un fiato, un gesto, una gonna di vento nell’inferno di una vicenda straziata dai dollari e dal potere…

Tutto questo nasce per la magia del segno di Vinciguerra che s’accompagna al frasario limpido di Vittori. Bastano pochi tratti di penna o un appropriato aggettivo, stilemi diversi in funzione della scoperta e del ricordo affinché riaffiori un sorriso, una maschera, una storia personale…

Chissà se i due amici hanno voluto sacralizzare degli uomini o ricondurli alla loro quotidianità di immagine e di storia: è certo che li hanno restituiti maggiormente nelle loro pieghe psicologiche, nei loro angoli caratteriali, nella loro illuminante creatività. Comunque ne esce una fatica rivelatrice, che è uno scandaglio e una risposta, un’indagine appassionata che ci coinvolge nello sfogliare pagina dopo pagina ciò che di più vivo rimane di queste figure ormai consegnate alla storia delle lettere, del cinema, del costume. Un libro che squarcia tempi e spazi, capace di far rivivere stagioni e vicende di cui siamo tutti spiritualmente parte. (da Parole e segni per capire il mondo, di Dino Carlesi, prefazione a Colloquio coi personaggi)

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