La volta dei dadi

La volta dei dadi


La volta dei dadi

Giardini  editori, Pisa, 1986, pagg. 74,
con la prefazione di Dino Carlesi 

Collana Le fonti di Agnano 

Il libro è diviso in quattro sezioni: Privacy, Diario, Recitativo e Ouverture

 

 

                   PER TE

Ecco, ora non è più il vento
a frugarti la veste,
sei un fiore fra le rocce
e io mi perdo nel tuo odore di donna.
E non temere,
non sono il gitano
che chiede e fugge via,
non temere ho le mani calde
e i piedi di gesso.
Per te, se vuoi,
chiederò la complicità del mondo
e più rispetto per la nostra età,
parlerò per prolungare il giorno
e per convincerti che non è più tempo di cambiare.
Ma di’ qualcosa,
questo amore può essere l’ultimo,
e anche ieri hanno deluso un uomo.

                                             (da La volta dei dadi, pag. 17)

 

 

QUANDO MUORE UN POETA

                                                                a Pier Paolo Pasolini

Quando muore un poeta
si cerca solo la sua identità,
non interessa più
quanti ne restan vivi:
i poeti sono oracoli nella polvere.
Così sdraiano il morto in terza pagina
e gli fanno domande,
e il piombo di tipografia
è un microfono-Winchester orientato nell’anima:
poeta, siamo Freud rispondi,
creatura perdente, anarchico,
attore, saltimbanco-buffone, rispondi.
Ma lui non sente più,
libero dalla sembianza d’uomo
recita i suoi versi fra le tombe
senza più essere Amleto.

                                            (da La volta dei dadi, pag. 36)

 

Nell’antologia Piazza Grande in cui Giuseppe Favati raccolse, nel 1984, un gruppo di poeti riconducibili, come lui diceva a «un’area livornese», Rossano Vittori mancava – e certo, se quel primo e travagliatissimo regesto, così prezioso avrà la buon sorte di essere aggiornato e arricchito, questo volume di versi garantirà a Rossano Vittori uno spazio decoroso e preciso all’interno di questa area, e non soltanto di quella.

Sono poesie d’amore, quasi esclusivamente , e d’amore anche un altro poeta livornese cantava, d’una generazione più vecchio, Luciano Luisi, in una raccolta che non fu giudicata inferiore a certe cose di Vincenzo Cardarelli.

Eppure, sono entità incomparabili. Per Vittori la passione e la sensualità sembrano non conoscere l’estasi, il canto, l’abbandono: sono al contrario ritmate da tempi e modi solenni, d’una ritualità iniziatica, come se la brocca di una donna dovesse e potesse dissigillarsi a un tratto anche per rivelarci finalmente verità a lungo taciute. Come se in quei momenti soltanto fosse possibile all’uomo intravvedere meglio l’anello che non tiene, spiare il dio nascosto, o un riflesso che lo tradisca… (Giorgio Fontanelli)

 

 

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