La musa inquietante di Pirandello: il cinema

La musa inquietante di Pirandello: il cinema

 

Due bei volumi che raccolgono i saggi dei maggiori esperti sui rapporti fra Luigi Pirandello e la Settima arte, e in cui si analizzano, con trame, schede critiche e foto, tutti i film ispirati alle opere del grande autore siciliano.

 

 

 

 

Come dire, in conclusione, che il cinema fu anch’esso parte integrante del suo work in progress, della sua vita, della sua personalità eclettica e completa, che spazia in tutti i settori dell’arte: dai romanzi alle novelle, dalle commedie e drammi teatrali alla poesia e alla pittura (ché Pirandello si dilettò anche di pittura), ma non trascura neppure le sceneggiature ed i soggetti cinematografici originali, sì da poterlo quasi considerare – per dirla con Rossano Vittori – un potenziale «maestro di cinema». Di quel cinema che,  costituendo parte integrante del suo bagaglio culturale e della sua esperienza umana, può forse contribuire a spiegare meglio la sua personalità e la sua arte, può gettare degli sguardi illuminanti sull’arco del suo «involontario soggiorno sulla terra»: dalla frequentazione dei teatri di posa della Cines e dall’osservazione dei capannoni di vetro della Film d’Arte Italiana, che sorgevano a due passi dalla sua casa romana, fino alla lavorazione de Il fu Mattia Pascal di Pierre Chenal, uscendo dal cui set avrebbe contratto quella polmonite che, nel volgere di breve tempo, l’avrebbe portato alla morte.

(dal capitolo introduttivo Quel ragno nero sul treppiedi, Analisi dei rapporti tra Pirandello e il cinema, di Nino Genovese).

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