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I film di Ettore Scola

La prima biografia, ricca di dati e di suggestive foto inedite, che ripercorre l’intero cammino evolutivo del grande sceneggiatore e regista, dagli esordi come disegnatore e umorista sul “Marc’Aurelio” , poi prolifico soggettista e sceneggiatore negli anni Cinquanta e infine regista di successo, certamente uno dei più graffianti autori di apologhi cinematografici sulla realtà contemporanea.

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La musa inquietante di Pirandello: il cinema

La musa inquietante di Pirandello: il cinema

 

Due bei volumi che raccolgono i saggi dei maggiori esperti sui rapporti fra Luigi Pirandello e la Settima arte, e in cui si analizzano, con trame, schede critiche e foto, tutti i film ispirati alle opere del grande autore siciliano.

 

 

 

 

Come dire, in conclusione, che il cinema fu anch’esso parte integrante del suo work in progress, della sua vita, della sua personalità eclettica e completa, che spazia in tutti i settori dell’arte: dai romanzi alle novelle, dalle commedie e drammi teatrali alla poesia e alla pittura (ché Pirandello si dilettò anche di pittura), ma non trascura neppure le sceneggiature ed i soggetti cinematografici originali, sì da poterlo quasi considerare – per dirla con Rossano Vittori – un potenziale «maestro di cinema». Di quel cinema che,  costituendo parte integrante del suo bagaglio culturale e della sua esperienza umana, può forse contribuire a spiegare meglio la sua personalità e la sua arte, può gettare degli sguardi illuminanti sull’arco del suo «involontario soggiorno sulla terra»: dalla frequentazione dei teatri di posa della Cines e dall’osservazione dei capannoni di vetro della Film d’Arte Italiana, che sorgevano a due passi dalla sua casa romana, fino alla lavorazione de Il fu Mattia Pascal di Pierre Chenal, uscendo dal cui set avrebbe contratto quella polmonite che, nel volgere di breve tempo, l’avrebbe portato alla morte.

(dal capitolo introduttivo Quel ragno nero sul treppiedi, Analisi dei rapporti tra Pirandello e il cinema, di Nino Genovese).

Tutto è nulla. La misteriosa vicenda della morte di Michelangelo

Tutto è nulla

 

Tutto è nulla. La misteriosa vicenda della morte di Michelangelo, di Pier Marco De Santi e Rossano Vittori,
Felici editore, Pisa, 2013, pagg. 384

 

Il volume ricostruisce gli ultimi giorni di vita del “genio dei geni” mettendo in evidenza la sua profonda crisi spirituale,  i suoi dubbi artistici, le sue amicizie (fra cui quella con il nobiluomo e architetto Tommaso de’ Cavalieri, grande amore della sua vita, e con la poetessa Vittoria Colonna), il suo difficile rapporto coi familiari (in particolare col nipote Leonardo, oggetto del suo affetto e delle sue sfuriate), gli intrighi e le manovre per riportarlo a Firenze. Soffermandosi, inoltre, su un episodio, che ha il sapore di una beffa ordita dai fiorentini, finora ignorato e sottovalutato dagli studiosi:  il trafugamento del corpo di Michelangelo e il suo incredibile  e rocambolesco “viaggio” da Roma a Firenze nascosto in una balla su un carro di mercanzia e esposto alle intemperie invernali, a cui fece seguito l’omaggio che la “città dei gigli” rese al figlio più virtuoso e più illustre.

Una vicenda narrata sotto forma di “racconto cinematografico”, di vera e propria sceneggiatura, punto di partenza per qualsiasi adattamento (film, fiction, opera teatrale o radiodramma), ma che nelle intenzioni degli autori si propone  di far conoscere anche a coloro che abitualmente non si occupano d’arte, che siano studenti o persone poco avvezze ad addentrarsi nei pur interessanti e belli, ma ostici libri di saggistica, una vicenda complicata. Un complesso susseguirsi di eventi che hanno avuto a protagonisti, oltre a colui che dall’Ariosto fu per primo definito “divino”,  illustri personaggi quali Giorgio Vasari, il duca Cosimo I de’ Medici, Pio IV e  suo nipote cardinale Carlo, futuro San Carlo, il governatore romano Pallantieri e, come comprimari, artisti quali Benvenuto Cellini, Angiolo Bronzino e Bartolomeo Ammannati.
Una vicenda che non esclude, essendone parte integrante, episodi riguardanti la vita quotidiana, affettiva e artistica di Michelangelo. Infanzia, amori, amicizie, rapporti familiari, conflitti domestici e artistici, gestazione delle opere, convinzioni religiose e ideali, che vengono raccontate facendo ricorso al flashback. Una scelta che non poteva non coinvolgere nella sceneggiatura figure tra le più rappresentative del Rinascimento: artisti, umanisti, personalità religiose e politico-istituzionali che incontrarono e si confrontarono con l’autore del Giudizio Universale. Continue reading Tutto è nulla. La misteriosa vicenda della morte di Michelangelo

La volta dei dadi

La volta dei dadi


La volta dei dadi

Giardini  editori, Pisa, 1986, pagg. 74,
con la prefazione di Dino Carlesi 

Collana Le fonti di Agnano 

Il libro è diviso in quattro sezioni: Privacy, Diario, Recitativo e Ouverture

 

 

                   PER TE

Ecco, ora non è più il vento
a frugarti la veste,
sei un fiore fra le rocce
e io mi perdo nel tuo odore di donna.
E non temere,
non sono il gitano
che chiede e fugge via,
non temere ho le mani calde
e i piedi di gesso.
Per te, se vuoi,
chiederò la complicità del mondo
e più rispetto per la nostra età,
parlerò per prolungare il giorno
e per convincerti che non è più tempo di cambiare.
Ma di’ qualcosa,
questo amore può essere l’ultimo,
e anche ieri hanno deluso un uomo.

                                             (da La volta dei dadi, pag. 17)

 

 

QUANDO MUORE UN POETA

                                                                a Pier Paolo Pasolini

Quando muore un poeta
si cerca solo la sua identità,
non interessa più
quanti ne restan vivi:
i poeti sono oracoli nella polvere.
Così sdraiano il morto in terza pagina
e gli fanno domande,
e il piombo di tipografia
è un microfono-Winchester orientato nell’anima:
poeta, siamo Freud rispondi,
creatura perdente, anarchico,
attore, saltimbanco-buffone, rispondi.
Ma lui non sente più,
libero dalla sembianza d’uomo
recita i suoi versi fra le tombe
senza più essere Amleto.

                                            (da La volta dei dadi, pag. 36)

 

Nell’antologia Piazza Grande in cui Giuseppe Favati raccolse, nel 1984, un gruppo di poeti riconducibili, come lui diceva a «un’area livornese», Rossano Vittori mancava – e certo, se quel primo e travagliatissimo regesto, così prezioso avrà la buon sorte di essere aggiornato e arricchito, questo volume di versi garantirà a Rossano Vittori uno spazio decoroso e preciso all’interno di questa area, e non soltanto di quella.

Sono poesie d’amore, quasi esclusivamente , e d’amore anche un altro poeta livornese cantava, d’una generazione più vecchio, Luciano Luisi, in una raccolta che non fu giudicata inferiore a certe cose di Vincenzo Cardarelli.

Eppure, sono entità incomparabili. Per Vittori la passione e la sensualità sembrano non conoscere l’estasi, il canto, l’abbandono: sono al contrario ritmate da tempi e modi solenni, d’una ritualità iniziatica, come se la brocca di una donna dovesse e potesse dissigillarsi a un tratto anche per rivelarci finalmente verità a lungo taciute. Come se in quei momenti soltanto fosse possibile all’uomo intravvedere meglio l’anello che non tiene, spiare il dio nascosto, o un riflesso che lo tradisca… (Giorgio Fontanelli)