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Se vuoi te lo racconto

                   copertina Se vuoi te lo racconto                                                                                          Se vuoi te lo racconto

Edizioni Erasmo, Livorno, 2016, pagg. 194

Ventinove racconti narrati con malinconica ironia, che vedono protagonisti uomini e donne di diversa estrazione sociale alle prese con la propria condizione esistenziale e la propria quotidianità, ma anche animali: un toro che col proprio coraggio nobilita e riscatta la crudeltà della corrida, e due coppie di cani e di gatti che vivono la loro passione amorosa fino alle estreme conseguenze. Alcuni racconti hanno protagonista Sandro Ferroni, alter ego dell’autore e una sorta di Nick Adams della provincia livornese ritratta senza retorica dagli anni Sessanta fino ad oggi.

Il trattamento cinematografico dei ‘Sei personaggi’

IL-TRATTAMENTO-CINEMATOGRAFICO-DEI-SEI-PERSONAGGI

Il trattamento cinematografico dei
‘Sei personaggi’, testo inedito di Luigi Pirandello

Liberoscambio editrice, Firenze, 1984, pagg. 128 con la prefazione di Roberto Tessari

I rapporti fra Pirandello e il cinema furono certo difficili, ma errato è pensare ad una avversione e sfiducia, da parte dello scrittore, verso la settima arte. In realtà egli ne subiva il fascino, tanto da tentare di definire una nuova, quanto improbabile, estetica cinematografica. In tal senso depone soprattutto la scrittura di soggetti per film, in particolare questo progetto dei Sei personaggi in cerca d’autore al quale Pirandello teneva di più (numerosi e sfortunati furono i tentativi di realizzarlo con grandi registi quali Reinhardt, Murnau e Eisenstein) e che, lungi da essere un semplice adattamento della commedia, è un’opera “altra” in cui l’autore introduce nuovi personaggi ed utilizza interamente le risorse dello strumento cinematografico.

Ingiustamente liquidato come opera di poco conto, mai tradotto prima (era stato pubblicato in tedesco a Berlino nel 1930) e mai attentamente studiato, il testo ha in sé precise indicazioni che permettono di risalire al montaggio del film da fare.

Questo volume, oltre a chiarire i motivi che impedirono a Pirandello una collaborazione meno occasionale con l’industria cinematografica, si ripropone di superare i superficiali giudizi espressi sull’opera, dimostrando, viceversa, che si tratta di un’autentica «lezione di regia» dalla quale emerge un potenziale maestro di cinema.

Passeggiando nel tempo

PASSEGGIANDO-NEL-TEMPO                                                                                                                                                                                                                                                                         Passeggiando nel tempo

Edizioni del Leone, Venezia, 2004, pagg. 110
con la prefazione di Paolo Ruffilli

Il volume è diviso in quattro sezioni: Il viaggio, Echi dal pianeta terra, La donna delle meraviglie e Canzonette

 

 

                     TUTTO ESISTE

Tutto esiste su questa sfera opaca e solitaria:
l’amore tenero e bugiardo
il ladro gentiluomo
il gatto sornione e il grillo temerario,
la bufera e l’aurora
il fucile e la rosa.
L’ira esiste e il perdono
la luna piena e l’eclisse,
la donna generosa all’angolo di strada
e il gitano con la mano tesa.
Su questo pianeta rappreso in un pugno
l’ostinato gamete perpetua la vita,
il riso spudorato versa lacrime grevi
e il lazzo e la noia giostrano a paso doble
legittimando equivoco e apparenza.

(da Passeggiando nel tempo, pag. 25)

 

IL MATRIMONIO DI MARIA

                                            Ad Hanna Schygulla

Tu sì che hai un senso
se vinci l’oblìo
risorgendo dalla catastrofe.
Con occhi spersi fra macerie
imbavagli nel basco la bionda follia
e ne accordi un barbaglio
col nudo valzer della trina
sul precipizio del fotogramma.

(da Passeggiando nel tempo, pag, 61)

 

 La poesia di Rossano Vittori si muove nello spazio originale e stimolante di un’elegia rivisitata a partire da un retroterra filosofico-esistenziale personalissimo e anticonformista…qualcosa d’inconsueto  nel panorama della poesia italiana…
Nucleo centrale e direttrice dinamica di Passeggiando nel tempo è il rapporto tra natura e storia, riportato allo specifico della quotidianità del suo autore, cioè alla realtà del suo vigile lavoro intellettuale che vede (sente, intuisce) e si sforza di decifrare (interpretare, capire) gli “echi dal pianeta terra”, fissati in una partitura in versi che è un’opera figurativa insieme coloristica e musicale.
                                                    (dalla prefazione al volume di Paolo Ruffilli)

Diviso in quattro parti, il volume ci porta dentro una vertigine che contempera tematiche molto diverse tra loro e perfino versi che con semplicità e fermezza affrontano il sociale. Ma sia che si esprima con accenti lirici, sia che volga l’attenzione alla realtà del quotidiano, Vittori non spreca parole, non gioca con le parole di cui ha un sacro rispetto. E si avverte la sua raffinatezza, il suo saper cogliere i momenti cruciali della vita e fermarli per farne meditazione, viatico che deve accompagnarlo per le vie del mondo.
                                                                                        (Dante Maffia, in Polimnia)

..un bel libro dove c’è la compresenza della trivialità delle miserie quotidiane e la meraviglia per come le stesse possano divenire eroico sentire e struggente vista sull’essere umano.
                                                                                      (Fabio Simonelli, in Poesia

..la poesia “Il mistero”, nel distico finale, con “Mando segnali in un otre di spazio/e attendo il rombo che discioglie ogni roveto”, rivela una duplice sinestesi, quale momento di profonda sintesi poetica di rara caratura.                                                             (Emilio Diedo, in Punto di vista)

 

                 IL MISTERO

Un misterioso inumano
s’aggira al di là del velario
e io sono qui, uomo nella perenne preistoria.
Sto nello spettro angusto dell’arcobaleno
dove il volo lieto d’un pavone
mi dice tutto di me
e pure mi esalta l’approdo di un Cristoforo
a un solitario pianeta.

Mando segnali in un otre di spazio
e attendo il rombo che discioglie ogni roveto.

(da Passeggiando nel tempo, pag. 15)

Colloquio coi personaggi

Colloquio coi personaggi

 

Il catalogo della mostra spettacolo Quella magica galleria che ha avuto luogo ai Bottini dell’olio a cura del Comune di Livorno nel 1992. Il libro raccoglie una serie di ritratti letterari (di Rossano Vittori) e figurativi (di Antonio Vinciguerra) di grandi personaggi dell’arte e dello spettacolo.

 

 

Un libro che squarcia tempi e spazi, capace di far rivivere stagioni e vicende di cui siamo tutti spiritualmente parte.

(dalla prefazione al volume di Dino Carlesi)

 

Vladimir Majakovskij

“In questa vita  non è difficile morire/
vivere è di gran lunga più difficile…”
Così anche tu sei fermo, senza divertimento,
come un pupazzo di pietra nella blusa gialla.
Un lampo roco e via, dinamico come la tua poesia un proiettile
t’ha trapassato il capo, e “una tempia non te la rifai”.
Troppo goffa sarebbe parsa una giraffa penzoloni a una trave
e nel XX secolo le astronavi non portano alla forca della via Lattea; perciò, da attore, hai scelto l’uscita migliore.
I tuoi versi corrono ancora nel futuro,  ma tu, sgomento,
ti turbi di quel vortice sonoro che annega nel silenzio,
dove nessun neologismo rimuove la parola morte.

Ritratto figurativo e letterario di Vladimir Majakovskij
 (da Colloquio coi personaggi, pag. 74)

 

ritratto figurativo e letterario di Federico Fellini (da "Colloquio coi personaggi")

Al cinefonico di Cinecittà, in uno dei soliti faticosi viaggi,
aspetto Scola. Ad un tratto arriva Fellini. L’avevo visto più volte,
un paio di mesi prima, lungo i viali dello stabilimento.
Mai solo, ora con un codazzo di “aiuti”, ora sbarcare
dal Mercedes con una donna bellissima
( A’ Federi’ – gli strizzò l’occhio furbescamente il macchinista, e dopo
a me: – A’ Rossa’, che ce voi fa’, è Fellini!)
L’ultima volta l’avevo visto nella veste di cicerone
con un collega americano sul set di “La famiglia”.  Allegro,
pimpante, proprio come gli si addice.
Stasera no, il gruppetto dei collaboratori lo ha abbandonato
per un attimo e lui, quasi smarrito, vaga un poco nel corridoio.
Poi, senza vedermi, mi siede vicino, in un angolo semibuio davanti
a un piccolo tavolo. La penombra, dispettosa, affonda gli artigli
sul suo volto, disegnandovi profondi solchi e rendendolo come
il suo Casanova a lume di candela allo scrittoio: la sciarpa e il cappello al posto della berretta e lo scialle.
Ho provato simpatia, quasi affetto, per il Maestro: mi ha consolato vederlo di nuovo eretto, forte, entrare in sala gridando, con la possente voce flebile, ai propri collaboratori di sbrigarsi.

Ritratto figurativo e letterario di Federico Fellini
(da Colloquio coi personaggi, pagg. 62-63)

 

Anna Magnani

La folle corsa non s’arresta ancora: tieni sospeso il braccio nell’aria per ricordarci di te. E anche il bell’indifferente ti pensa e si turba,
se nella smagliatura della calza nera scopre la fragorosa risata
e il pianto muto.
Anna donna, mamma e puttana, Anna sovrana, che ogni uomo hai accolto bambino nella piega pensosa del viso: recitava la vita
il corpo bruno trasudando passione e raccoglieva il dolore del mondo nelle orbite colme degli occhi.

Ritratto figurativo e letterario di Anna Magnani (da Colloquio coi personaggi, pagg. 40-41)

 

Fanny Ardant

Bonjour – mi dici accarezzando il minuscolo e inseparabile Gogò,
ma subito ti riprendi con un “Come stai?” nel tuo dolce italiano.
– Sto bene – e ti guardo Fanny, come nel film dove ti ho conosciuta, alta e con gli occhi fondi. Ti guardo mentre aspetti un segnale che ti farà Adriana, la donna inquieta e detestata, la donna amata.
Ma già lo sei, con lo sguardo rapito da un pensiero e le labbra sospese, mentre il truccatore appena ti accarezza: perché sei la donna intera e mutevole, che sa sempre concedere un arcano sorriso; come farai domani, quando un aratro di cipria ti solcherà il viso e la chioma bruna si coprirà di neve.

Ritratto figurativo e letterario di Fanny Ardant ispirato a La famiglia di Ettore Scola (da Colloquio coi personaggi, pag. 60)

 

Il mondo nuovo

Discinta sul sofà come l’antenata Olimpia, stai immersa negli aulenti aromi d’una fanciulla d’ebano. Ma sei soltanto l’effetto di un giuoco, della lanterna magica d’un prodigioso bambino che legge la storia: le vicende dei “grandi” le vive con te, che spasimi per un dongiovanni avvilito e insegui ancora il tepore d’una cuccia calda.
Al confine ti aspetta un’illusione, l’apparenza d’un re a cui t’inchini come un cigno, ascoltando il preludio della Rivoluzione.

Ritratto figurativo e letterario di Hanna Schygulla ispirato a Il mondo nuovo di Ettore Scola (da Colloquio coi personaggi, pagg. 52-53)

 

Fattori2
Tu non eri un eroe, e la battaglia da spettatore hai visto al cannocchiale nella tua soffitta: leggevi Omero per calmarti il cuore e disegnavi un accanito combattimento fra Greci e non sai più chi.
Ma la paura non vince lo sdegno per chi calpesta gli ideali e la patria, così, nel tempo, hai compiuto la tua Rivoluzione: fiero ripeti che sei di quelli del ’49 e rifiutando l’Accademia e il potere, nella macchia cementi l’arte e la vita.

Ritratto figurativo e letterario di Giovanni Fattori
(da Colloquio coi personaggi, pag. 30)

 

Modigliani 1

 

Insolente, proprio come un artista,
t’aggiri per le strade della tua città
in cerca d’un antico, sopito sapore,
scandalo fra la gente
che ti ricorda appena,
come gli amici
troppo attardati nella macchia
per accorgersi di te.
Per dispetto,
la tua anima se ne torna là,
all’angolo affollato d’un boulevard,
dove da donna a donna,
in mille cigni, insegue il tuo mistero,
mentre il candido Utrillo, desolato,
ti chiama dalla soglia del bistrot.

Ritratto figurativo e letterario di Amedeo Modigliani
(da Colloquio coi personaggi, pag. 31)

 

ERIC VON STROHEIM

Eric von Stroheim 2

 

 

 

 

Rapace ronzava la macchina da presa senza volare via, e con la forza ostinata di un occhio insonne divorava e spiegava la vita. Ma era costoso il gioco e il “gigante ribelle” che l’assecondava fu esiliato, come l’orco nelle fiabe. Giunto all’ultimo confine, al varco delle scale, in preda alla coerente follia, volle, però, ripetere il suo credo: “Silenzio, si gira!”

Ritratto figurativo e letterario di Erich Von Stroheim ispirato al film Viale del tramonto (da Colloquio coi personaggi, pagg. 44-45)

 

Marlene Dietrich

“Dalla testa ai piedi son fatta d’amore…” sussurri rauca alla platea corriva. E anche un eroe di pensiero s’è impigliato nella rete dei tuoi sguardi: nella tana di fumo hai sedotto anche la sua dignità.
Frau Marlene, nel tempo non ti sei perduta, neppure ora che canti in un’aurea lunare mostrando la pelle levigata, mentre un’ombra in fondo al teatro intona un tardivo “chicchirichì”.

Ritratto figurativo e letterario di Marlene Dietrich ispirato al film L’angelo azzurro (da Colloquio coi personaggi, pag. 42)

 

Boris Pasternak

“Tu dormivi, spianato il letto della maldicenza,/dormivi e, cessato ogni palpito, eri placido…” come non eri stato mai. Chiuso nella tua cameretta, fuggivi il rumore del mondo interrogando la rossa melarancia: nell’achimia gentile ancora ti stupisci d’un alito di vento che stormisce i tuoi ricordi.
Schivo, solo, nell’apparente disordine t’immergi e non senti chi ti sparla. Non ricordi neppure d’esser morto se trasali, sorpreso che qualcuno reciti i tuoi versi; e appena ti sporgi dal solaio per chiedere ai bambini: “Miei cari, qual millennio/è adesso nel nostro cortile?”

Ritratto figurativo e letterario di Boris Pasternak
(da Colloquio coi personaggi, pag. 75)

 

Marilyn Monroe

Una vita non basta a scordare il tuo gioco di bimba sulla volta del metrò: il vento generoso ti solleva la veste e fa entrare ancora i nostri sogni. Ma non passa una carezza per te che invece sei passata, come acqua, fra le dita di mille distratti giganti, inseguendo un incantatore di ciglia che avesse in odio la solitudine.

Ritratto figurativo e letterario di Marilyn Monroe
(da Colloquio coi personaggi, pag. 46)

 

Vincent Van Gogh

“Se oggi non valgo nulla, non varrò nulla nemmeno domani; ma se domani scoprono in me dei valori, vuol dire che li posseggo anche oggi. Poiché il grano è grano, anche se la gente dapprima lo prende per erba”.
E hai arato il campo della vita seminando l’amore e la sinfonia dei tuoi colori. Ma l’estate ha tardato ed il frutto dorato è sbocciato solo nel deserto atelier del Mezzogiorno, dove una folla di corvi ha ingoiato il sole. Là hai perduto l’ostinato candore, con la sacra amicizia e l’utopia, e uno scettico ghigno t’ha visitato il viso: anche ora, che un pasciuto mercante crede di scaldarsi il cuore coi tuoi girasoli.

Ritratto figurativo e letterario di Vincent Van Gogh
(da Colloquio coi personaggi, pag. 21)

 

Totò
La normalità ti offende col suo codice regale
e ne sconvolgi il linguaggio con l’ironica
faccia di mezzaluna.
Sulla giostra crudele, ai potenti ribatti
a colpi di sberleffo
e disarticoli il corpo di pupo per sfuggire
l’insidia d’un nuovo saraceno.
Ogni tic è un sussulto dell’anima
che suggerisce una divertita malinconia:
dal pozzo sconfinato della follia
emergi con la consueta bombetta
e con l’ultimo lazzo ci rassicuri.

Ritratto figurativo e letterario di Antonio de Curtis, Totò
(da Colloquio coi personaggi, pag. 50)

 

 

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I film di Ettore Scola

La prima biografia, ricca di dati e di suggestive foto inedite, che ripercorre l’intero cammino evolutivo del grande sceneggiatore e regista, dagli esordi come disegnatore e umorista sul “Marc’Aurelio” , poi prolifico soggettista e sceneggiatore negli anni Cinquanta e infine regista di successo, certamente uno dei più graffianti autori di apologhi cinematografici sulla realtà contemporanea.

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La musa inquietante di Pirandello: il cinema

La musa inquietante di Pirandello: il cinema

 

Due bei volumi che raccolgono i saggi dei maggiori esperti sui rapporti fra Luigi Pirandello e la Settima arte, e in cui si analizzano, con trame, schede critiche e foto, tutti i film ispirati alle opere del grande autore siciliano.

 

 

 

 

Come dire, in conclusione, che il cinema fu anch’esso parte integrante del suo work in progress, della sua vita, della sua personalità eclettica e completa, che spazia in tutti i settori dell’arte: dai romanzi alle novelle, dalle commedie e drammi teatrali alla poesia e alla pittura (ché Pirandello si dilettò anche di pittura), ma non trascura neppure le sceneggiature ed i soggetti cinematografici originali, sì da poterlo quasi considerare – per dirla con Rossano Vittori – un potenziale «maestro di cinema». Di quel cinema che,  costituendo parte integrante del suo bagaglio culturale e della sua esperienza umana, può forse contribuire a spiegare meglio la sua personalità e la sua arte, può gettare degli sguardi illuminanti sull’arco del suo «involontario soggiorno sulla terra»: dalla frequentazione dei teatri di posa della Cines e dall’osservazione dei capannoni di vetro della Film d’Arte Italiana, che sorgevano a due passi dalla sua casa romana, fino alla lavorazione de Il fu Mattia Pascal di Pierre Chenal, uscendo dal cui set avrebbe contratto quella polmonite che, nel volgere di breve tempo, l’avrebbe portato alla morte.

(dal capitolo introduttivo Quel ragno nero sul treppiedi, Analisi dei rapporti tra Pirandello e il cinema, di Nino Genovese).

Tutto è nulla. La misteriosa vicenda della morte di Michelangelo

Tutto è nulla

 

Tutto è nulla. La misteriosa vicenda della morte di Michelangelo, di Pier Marco De Santi e Rossano Vittori,
Felici editore, Pisa, 2013, pagg. 384

 

Il volume ricostruisce gli ultimi giorni di vita del “genio dei geni” mettendo in evidenza la sua profonda crisi spirituale,  i suoi dubbi artistici, le sue amicizie (fra cui quella con il nobiluomo e architetto Tommaso de’ Cavalieri, grande amore della sua vita, e con la poetessa Vittoria Colonna), il suo difficile rapporto coi familiari (in particolare col nipote Leonardo, oggetto del suo affetto e delle sue sfuriate), gli intrighi e le manovre per riportarlo a Firenze. Soffermandosi, inoltre, su un episodio, che ha il sapore di una beffa ordita dai fiorentini, finora ignorato e sottovalutato dagli studiosi:  il trafugamento del corpo di Michelangelo e il suo incredibile  e rocambolesco “viaggio” da Roma a Firenze nascosto in una balla su un carro di mercanzia e esposto alle intemperie invernali, a cui fece seguito l’omaggio che la “città dei gigli” rese al figlio più virtuoso e più illustre.

Una vicenda narrata sotto forma di “racconto cinematografico”, di vera e propria sceneggiatura, punto di partenza per qualsiasi adattamento (film, fiction, opera teatrale o radiodramma), ma che nelle intenzioni degli autori si propone  di far conoscere anche a coloro che abitualmente non si occupano d’arte, che siano studenti o persone poco avvezze ad addentrarsi nei pur interessanti e belli, ma ostici libri di saggistica, una vicenda complicata. Un complesso susseguirsi di eventi che hanno avuto a protagonisti, oltre a colui che dall’Ariosto fu per primo definito “divino”,  illustri personaggi quali Giorgio Vasari, il duca Cosimo I de’ Medici, Pio IV e  suo nipote cardinale Carlo, futuro San Carlo, il governatore romano Pallantieri e, come comprimari, artisti quali Benvenuto Cellini, Angiolo Bronzino e Bartolomeo Ammannati.
Una vicenda che non esclude, essendone parte integrante, episodi riguardanti la vita quotidiana, affettiva e artistica di Michelangelo. Infanzia, amori, amicizie, rapporti familiari, conflitti domestici e artistici, gestazione delle opere, convinzioni religiose e ideali, che vengono raccontate facendo ricorso al flashback. Una scelta che non poteva non coinvolgere nella sceneggiatura figure tra le più rappresentative del Rinascimento: artisti, umanisti, personalità religiose e politico-istituzionali che incontrarono e si confrontarono con l’autore del Giudizio Universale. Continue reading Tutto è nulla. La misteriosa vicenda della morte di Michelangelo

La volta dei dadi

La volta dei dadi


La volta dei dadi

Giardini  editori, Pisa, 1986, pagg. 74,
con la prefazione di Dino Carlesi 

Collana Le fonti di Agnano 

Il libro è diviso in quattro sezioni: Privacy, Diario, Recitativo e Ouverture

 

 

                   PER TE

Ecco, ora non è più il vento
a frugarti la veste,
sei un fiore fra le rocce
e io mi perdo nel tuo odore di donna.
E non temere,
non sono il gitano
che chiede e fugge via,
non temere ho le mani calde
e i piedi di gesso.
Per te, se vuoi,
chiederò la complicità del mondo
e più rispetto per la nostra età,
parlerò per prolungare il giorno
e per convincerti che non è più tempo di cambiare.
Ma di’ qualcosa,
questo amore può essere l’ultimo,
e anche ieri hanno deluso un uomo.

                                             (da La volta dei dadi, pag. 17)

 

 

QUANDO MUORE UN POETA

                                                                a Pier Paolo Pasolini

Quando muore un poeta
si cerca solo la sua identità,
non interessa più
quanti ne restan vivi:
i poeti sono oracoli nella polvere.
Così sdraiano il morto in terza pagina
e gli fanno domande,
e il piombo di tipografia
è un microfono-Winchester orientato nell’anima:
poeta, siamo Freud rispondi,
creatura perdente, anarchico,
attore, saltimbanco-buffone, rispondi.
Ma lui non sente più,
libero dalla sembianza d’uomo
recita i suoi versi fra le tombe
senza più essere Amleto.

                                            (da La volta dei dadi, pag. 36)

 

Nell’antologia Piazza Grande in cui Giuseppe Favati raccolse, nel 1984, un gruppo di poeti riconducibili, come lui diceva a «un’area livornese», Rossano Vittori mancava – e certo, se quel primo e travagliatissimo regesto, così prezioso avrà la buon sorte di essere aggiornato e arricchito, questo volume di versi garantirà a Rossano Vittori uno spazio decoroso e preciso all’interno di questa area, e non soltanto di quella.

Sono poesie d’amore, quasi esclusivamente , e d’amore anche un altro poeta livornese cantava, d’una generazione più vecchio, Luciano Luisi, in una raccolta che non fu giudicata inferiore a certe cose di Vincenzo Cardarelli.

Eppure, sono entità incomparabili. Per Vittori la passione e la sensualità sembrano non conoscere l’estasi, il canto, l’abbandono: sono al contrario ritmate da tempi e modi solenni, d’una ritualità iniziatica, come se la brocca di una donna dovesse e potesse dissigillarsi a un tratto anche per rivelarci finalmente verità a lungo taciute. Come se in quei momenti soltanto fosse possibile all’uomo intravvedere meglio l’anello che non tiene, spiare il dio nascosto, o un riflesso che lo tradisca… (Giorgio Fontanelli)